Io e Nicola siamo nati nello stesso anno, abbiamo due figli ciascuno, praticamente della stessa età. I nostri due figli più grandi, Elia e Stefano, giocavano insieme a calcio nella Virtus.

Io, dopo aver smesso di giocare, mi ero avvicinato al Niu’ Castèl, la società che Nicola aveva fondato insieme a un gruppo di ragazzi più giovani, come ad esempio Andrea Toffali oggi una delle persone più attive nell’organizzazione del Nico con Luca Meneghini fulcro principale per l’organizzazione logistica dell’evento. Una società gloriosa il Niù Castèl, che esiste ancora oggi nel calcio amatoriale.

Seguire insieme Stefano ed Elia ci aveva avvicinato molto. Passare le giornate sui campi, condividere partite, allenamenti, trasferte e momenti di vita dei nostri ragazzi aveva fatto nascere tra noi un rapporto che andava ben oltre il calcio.

È una cosa che succede spesso nel calcio dei bambini: inizi seguendo tuo figlio e, quasi senza accorgertene, costruisci amicizie che durano nel tempo anche con il coinvolgimento delle famiglie.

Con Nicola era successo proprio questo.

Poi è arrivata quella che ancora oggi considero una delle situazioni più amare e difficili che mi sia capitato di vivere.

La sua morte fu improvvisa. In circa sette giorni, a soli 44 anni, Nicola se ne andò.

Parlo di me, ma non vorrei sminuire la tragedia all’interno della famiglia.
Per me fu devastante.

Ero nel centro della mia vita professionale, avevo il lavoro, la famiglia, tante cose da portare avanti. Ma dentro di me qualcosa si era rotto e per circa un anno non sono riuscito a ritrovare un equilibrio personale. La paura che la vita mi potesse sfuggire e di non poter godere di tutto quello che avevo mi procurava un’ansia costante che mi ha tediato e messo alla prova fortemente.

Nico era una persona incredibilmente viva.

Era una persona positiva, ironica, scanzonante, che portava sorrisi e felicità.

Aveva quella rara leggerezza di chi non sente il bisogno di giudicare, né di mettere se stesso o gli altri sotto esame. Non aveva bisogno di troppe retrospettive, di ragionamenti complicati o di parole pesanti: ti diceva semplicemente quello che pensava, con sincerità, simpatia e quella naturale allegria che sembrava accompagnarlo in ogni cosa.

Sapeva dirti anche ciò che forse non volevi sentirti dire. Sapeva vedere i tuoi difetti, le tue contraddizioni, le cose che potevi migliorare. Ma aveva un modo tutto suo di farlo: non te li faceva pesare. Non usava la verità per ferirti, ma per aiutarti. Te la metteva davanti con leggerezza, quasi con un sorriso, lasciandoti la libertà di riconoscerla e farne qualcosa.
Un vero e proprio portatore sano di entusiasmo.

E quando perdi una persona così, non perdi soltanto un amico. Perdi anche tutto quello che quella persona riusciva a portare nella tua vita.

L’estate successiva, insieme a mia moglie e a Cristina, sua moglie, decidemmo però di non fare nulla di diverso da quello che avevamo fatto negli anni precedenti.

Tornammo in Sardegna.

Nella confusione di voler dare un senso e trovare una via solida abbiamo deciso di continuare a vivere le nostre abitudini, senza permettere che quello che era successo cancellasse tutto ciò che avevamo fino ad allora avevamo condiviso.
Direi una scelta azzardata nel giudicarla ora.

Ed è proprio in quei giorni di vacanza che mi venne un’idea.

Pensai di organizzare un torneo di calcio dedicato a Nicola.

Non avevo un grande progetto alle spalle. Non c’era una struttura pronta, non c’era una carriera da dirigente che mi avesse portato naturalmente e facilmente verso una cosa del genere.

C’era soltanto l’idea di far vivere Nicola, il suo ricordo.

La squadra attorno alla quale doveva svilupparsi il torneo doveva essere l’Inter.
Un idea facile!

Scrissi un’accurata lettera al Presidente Giacinto Facchetti che fece breccia!

Era quasi inevitabile. Un’po’ di fortuna!

Nico era tifosissimo dei nerazzurri e quella sua passione faceva parte di lui. Per questo pensai che l’Inter dovesse essere il punto di riferimento di quella manifestazione.
Ed infatti oggi, al 20esimo Nico nel Cuore è anche 20 volte Inter presente.

A ripensarci oggi, posso dirlo senza problemi: fu una pazzia emotiva.

Ma probabilmente è stato proprio quello che doveva essere.

Un’po’ di fortuna…… finalmente.

Cristina non dubitò molto. Accettò di buon grado e decidemmo di provarci.

E così nacque il Nico nel Cuore.

All’inizio, probabilmente, nessuno di noi poteva immaginare quello che sarebbe successo dopo.

Era nato per ricordare un amico, era nato dal dolore e dalla confusione che questo ha generato, ma aveva dentro qualcosa di diverso: la voglia di trasformare quel dolore in qualcosa di positivo.

Il calcio, la passione della mia vita, diventava il mezzo per farlo.

Lo stesso calcio che aveva fatto incontrare me e Nicola. Lo stesso calcio che aveva fatto crescere l’amicizia tra noi attraverso Elia e Stefano. Lo stesso calcio che Nicola aveva vissuto con passione attraverso il Niu’ Castel.

E così, anno dopo anno, quella prima idea ha iniziato a camminare con le proprie gambe.

Il Nico nel Cuore è diventato un appuntamento, un momento di incontro, qualcosa che andava oltre delle semplici partite.

Perché dietro ad ogni torneo non c’erano soltanto giocatori ed i risultati, ci sono tutti i ragazzi, le famiglie, i nonni, gli amici che oggi si ritrovano ogni anno con rinnovato entusiasmo.
Solo per merito loro esiste ancora il NICO NEL CUORE,
Io oggi ci entro molto meno.

E’ bello che le persone arrivino per il calcio e poi finiscano per conoscere la storia di Nico, una bella storia che una volta all’anno aggrega uomini e donne di questa meraviglioso Montorio, per stare insieme e donare i frutti del proprio lavoro all’Organizzazione Mato Grosso.

Ed è questo che, probabilmente, mi ha colpito di più nel corso degli anni.

Far viaggiare il ricordo di una persona, la mantiene presente come l’obiettivo che ti ricorda di proteggere e di perseverare.

Nico nel Cuore ha fatto e fa incontrare persone nuove.

Un’altra cosa vorrei ricordare: prima è nato il Nico nel Cuore, poi è arrivato il Montorio FC.

Questa cosa per me ha un significato particolare, perché dimostra che quella prima esperienza non era il risultato di un percorso già costruito.

È stato esattamente il contrario.
Fù la pazzia emotiva galeotta a farmi entrare, sempre di più, in un mondo che poi sarebbe diventato una parte importante della mia vita.

Nicola, un personaggio difficile da dimenticare,
una persona semplice, solare, NORMALE,
persone sempre più rare da trovare.

Viva il Nicola, uno di noi!

Lorenzo Peroni